Il più bel tatuaggio, la cicatrice che porto

Mi chiamo Manlio,

ho 48 anni, sono nato ad Agordo in provincia di Belluno ma abito a Imperia in Liguria. Sono sposato e ho un figlio: la mia vita scorreva tranquilla tra lavoro, casa, fine settimana in montagna, “pizze” con gli amici…insomma una vita normale fino al 28 settembre dell’anno scorso, data che credo non dimenticherò mai. Il giorno prima ero stato in montagna con la mia famiglia, una bellissima camminata in mezzo ai boschi…è vero mi sentivo stanco ed ero dimagrito ma è cosa di tutti gli anni dopo una lunga stagione estiva di duro lavoro. Comunque mi sentivo bene e mai avrei potuto immaginare quello che stava per accadere da lì a poco. Infatti dopo poche ore, durante la notte, mi sono svegliato con dolori forti al petto, in bocca e un leggero innalzamento della temperatura corporea. Mia moglie ha chiamato la guardia medica la quale, dopo un’accurata visita, ha ritenuto necessario portarmi all’ospedale per accertamenti. Da lì in poi è accaduto tutto tanto in fretta che quasi non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo. Mi è solo rimasto in mente che mentre uscivo di casa mia moglie mi ha detto un qualcosa che ora non ricordo più, rammento solo la frase “Quando torni questa sera ne parliamo”. A ripensarci mi viene la pelle d’oca, nessuno di noi poteva immaginare che di lì a poco si sarebbe capovolto il mondo, che ci saremmo rivisti dopo ben due mesi anche perché a causa del covid non è mai potuta entrare in reparto neanche solo per un saluto.
Comunque al pronto soccorso capirono immediatamente dagli esami che avevo qualcosa di grave perché i globuli bianchi erano quasi a zero così mi trattennero in ospedale. Il giorno dopo mi fecero un aspirato midollare e la diagnosi fu leucemia mieloide acuta.
Quando ti senti dire queste parole come puoi reagire? Quante cose ti passano per la testa? Solo chi ci passa lo può capire. Il primo pensiero che credo affiori a tutti è “Perché proprio a me quel maledetto male che fa tanta paura?”
Poi tutti intorno ti tempestano con le solite frasi “Non ti preoccupare ormai la medicina ha fatto passi da gigante” oppure “Al giorno d’oggi si guarisce di leucemia, stai tranquillo” o ancora “Hai visto il Tale è guarito di leucemia”…..
Comunque detto questo il primo ottobre 2020 ero già trasferito al San Martino di Genova, già pronto per iniziare il primo ciclo di chemio. I cicli sono stati 4 prima del trapianto ed è stata dura, è come trovarsi davanti ad un muro che per superarlo ci si può solo arrampicare in quanto non è possibile raggirarlo.
Cosa mi ha comportato la chemio? Tante brutte cose: vomito, febbre altissima per giorni, battere nel sangue, giramenti di testa, caduta dei capelli e delle sopracciglia, viso gonfio…insomma mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo. Ho perso anche 20 kg ma non ho mai perso la voglia di lottare e questo aiuta tantissimo perché per superare tutto più velocemente e al meglio ci vuole tantissima positività, la mente e l’umore fanno veramente molto. Non bisogna mai abbattersi: quando si sta male bisogna pensare a qualcosa di bello o a qualcuno a cui si vuole bene tanto da darsi la carica giusta per potercela fare. Poi insieme alla nostra positività ci si affianca anche di persone quali medici, infermieri, amici, parenti che ti incoraggiano a tenere duro, persone che ti fanno una carezza, che ti dicono una parola per aiutarti a stare il meglio possibile o ancora persone conosciute durante i ricoveri o i day hospital, compagni d’avventura che condividono con te gioie, speranze, dolori aiutandoti a superare questo periodo nei migliori dei modi. Comunque con fatica arrivo a febbraio 2021, mese previsto per il trapianto e mio fratello che doveva essere
il donatore inizia gli esami preoperatori del caso.

Il 26 febbraio ero in casa in attesa di essere ricoverato e mi arriva una telefonata: mio fratello non avrebbe più potuto donarmi il midollo per un problema di salute e quindi l’unica soluzione sarebbe stata cercare un donatore nella Banca Mondiale oppure prendere in considerazione mio figlio Riccardo di 14 anni. Purtroppo io avrei avuto bisogno di 1,5lt di sangue midollare ma da Riccardo ne avrebbero potuto prelevare solo 1,3lt valutando il suo peso e altezza quindi le possibilità di riuscita si riducevano al 30% ma aspettare un donatore burocraticamente sarebbe stato un procedimento troppo lungo e quindi pericoloso per le mie condizioni di salute.

Nonostante tutto anche questa volta prevalse in me l’ottimismo, la voglia di vivere e di tornare alla vita normale.
Comunque a fine marzo, dopo una serie di esami preoperatori per me e per Riccardo, mi ricoverarono per affrontare il lungo percorso del trapianto: 5 giorni di pesantissima chemio per eliminare totalmente il mio midollo e fare spazio a quello di mio figlio. Il 6 aprile ricoverarono Riccardo, il 7, il famoso giorno “zero”, lo operarono con anestesia totale e riuscirono a prelevare addirittura il tanto desiderato litro e mezzo di sangue midollare (quanto ne serviva a me!!) dalle ossa piatte del bacino e me lo passarono come fosse una semplice trasfusione di sangue.
Il trapianto non è uno scherzo: per almeno un mese bisogna stare nella camera sterile in isolamento, la chemio è devastante e dopo il trapianto gli effetti collaterali sono terribili. Ricordo bene le lunghe giornate da solo, la noia, il silenzio, il niente, i lamenti lontani degli altri ricoverati lacerati dal dolore, l’albero fuori dalla finestra su cui si poggiavano i pappagallini, le lunghe videochiamate con amici e parenti, giornate lunghe, vuote circondate solo dal dolore, tanto dolore. Ho ancora impressi nella mente i volti di tutti coloro che mi sono stati vicini, la preoccupazione ha segnato il volto di mia moglie che il 7 aprile si è trovata a dover affrontare da sola una giornata ricca di emozioni e impotente assisteva Riccardo e al mio trapianto seduta su una sedia di ospedale.
Dopo 21 giorni la bella e tanto aspettata notizia: il nuovo midollo è partito….finalmente…..ancora pochi giorni e sarei potuto tornare a casa.
Oggi sono passati più di 6 mesi dal trapianto, continuo a prendere farmaci e non so quando ne uscirò e se ne uscirò completamente comunque sono soddisfatto di me stesso, sono felice: la vita, i medici e soprattutto mio figlio mi hanno dato una seconda possibilità di vita e voglio viverla appieno, godermi giorno per giorno.
Che dire…è stato un anno lungo ma nonostante tutto mi ritengo una persona fortunata, certo il futuro è ancora un punto interrogativo ma guardo il lato positivo: posso festeggiare il mio compleanno due volte, una il 18 agosto e una il 7 aprile e quello che mi emoziona di più è che, se sono ancora qua a scrivere, a sorridere, a vivere (sì, anche un po’ a soffrire perché gli effetti collaterali del trapianto non mancano) lo devo a mio figlio, che nonostante la sua giovane età mi ha ridato la possibilità di rinascere.
Avrei ancora tanto da raccontare…ma non per compassione o per vicinanza, vorrei che le mie parole, la mia esperienza possano essere d’aiuto ad altre persone. Vorrei poter aiutare qualcuno a capire che in questa “avventura” non si è da soli, che il muro da superare, di cui parlavo prima, non è alto, è altissimo ma con tanta fiducia nei medici, con tanto ottimismo, con grande forza interiore, con la vicinanza e il sostegno dei propri cari e con una buona dedizione alle cure previste, se ne esce e si riprende in mano la propria vita.
Infine vorrei far capire a tutti l’importanza della donazione di midollo, la speranza di vita e di guarigione di tante, tantissime persone è proprio legata al trapianto. Io sono stato fortunato ad avere mio figlio ma non è per tutti così.

Ci sono tanti malati che si devono affidare al grande gesto d’amore di coloro che sono iscritti nella Banca mondiale dei donatori.
Mio figlio ora sta bene (a parte un po’ di anemia che con la cura giusta andrà a posto) credo che non si renda ancora bene conto del grande gesto che ha fatto anche se l’altro giorno parlando appunto del trapianto e delle sei due cicatrici sulla schiena mi ha detto “Papà la cicatrice che porto dietro la schiena è il più bel tatuaggio che avrei potuto fare in tutta la mia vita”.

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